lunedì 26 settembre 2011

"SONO GAY E BERLINO E' CON ME !"

No,non sto facendo outing,volevo solo attirare la vostra attenzione sull’argomento.Si,perché mentre
leggo sul web(Yahoo!News)che,in Italia,a un ragazzo è stata sospesa la patente per aver esternato i suoi orientamenti sessuali alla visita militare,
a Berlino trovo manifesti alle fermate dei bus(affissi dal Comune),che riportano scritte quali: “Sono gay e Berlino è con me”. E nelle foto ci sono uomini e donne,medici o artigiani, persone inserite in contesti quotidiani e “normali” della società e non personaggi alla Platinette.
Mentre al cinema scopro che,fra le pubblicità prima del film,per sensibilizzare i giovani ad usare il preservativo,la coppia che prende le dovute precauzioni è composta da due giovanissimi e bellissimi ragazzi -entrambi maschi-, nel frattempo leggo su “IlCorrieredellasera.it”della polemica di Giovanardi  contro le pubblicità che ritraggono coppie gay all’Ikea.
E dopo aver letto su “ilfattoquotidiano.it” che “l’Italia è fanalino di coda dell’Europa nell’impegno civile e penale […],al contrasto dell’omofobia”,sono uscito di casa per andare al matrimonio di Elisa e Nancy(due donne)che hanno deciso di dirsi il fatidico “SI” davanti ad un pubblico ufficiale della città di Berlino,che ha celebrato un matrimonio normale e commovente.
E lo stesso giorno che leggo che il rettore della Bocconi deve prendere posizione sugli episodi omofobi e discriminanti nei confronti di studenti gay all’interno dell’ateneo,la sera esco con la mia ragazza  per una birra con Giuliano e il suo ragazzo. E mi accorgo che noi, come loro, possiamo scambiarci tenerezze e attenzioni senza che questo desti il minimo stupore:i gay a Berlino -uomini e donne- non sono considerati un fenomeno da tollerare. Essere gay è così normale da non dover essere considerato un fenomeno da trattare.
Poi,però,vedo coppie di donne(o di uomini) che passeggiano mano nella mano spingendo un passeggino con dentro loro figlio.Allora si sveglia la mia morale,che inizia a giudicare,che pensa alle difficoltà o ai traumi che un figlio può avere crescendo in una famiglia gay e inizio a dire che, forse,così è troppo.
Ma poi penso alla questione del divorzio nell’Italia di 40 anni fa,quando solo l’idea di una coppia separata era impensabile(ed illegale!)e che le conseguenze per i figli sarebbero state insuperabili. Legalizzato e socialmente accettato, il divorzio è diventato una possibilità nell’evoluzione di un rapporto che,se affrontato con buon senso e amore per i figli,non traumatizza la vita di nessuno.
Io non sono gay e non mi piace la papaya,sono etero e vado matto per le albicocche,ma in questo non c’è -e non ci può essere- niente di giusto o di sbagliato,di normale o di anormale. Sono solo i miei gusti. Nient’altro.

venerdì 23 settembre 2011

ACQUA: NATURALE O GASSATA ?

Sono poche le città italiane dove alla richiesta di un bicchiere d’acqua, nei bar o nei ristoranti, non ci si senta rispondere: “Naturale o gassata ?”. A me è successo solo a Roma e a Trieste di non ricevere questa risposta.
E proprio a Trieste, in un momento in cui si fa un gran parlare d’acqua e sulla sua commercializzazione come un qualsiasi altro prodotto, mi ha stranito il fatto che in una pizzeria non abbiano voluto darci l’acqua del rubinetto millantando possibili multe da parte dell’ASL.
E allora, da bravo cittadino, ho telefonato proprio alla ASL di Trieste per sapere se ci fosse una legge o un' ordinanza che vietasse la somministrazione dell’acqua del rubinetto.
Macchè ordinanza, quale legge?! Il vigile sanitario con cui ho parlato, senza troppi giri di parole, ha finito per confermarmi quello che già sapevo, e cioè, che tutte le volte (o quasi) che i gestori di bar e ristoranti dicono di non poter servire acqua del rubinetto, mentono. E spesso lo fanno solo per poter vendere acqua griffata, che può arrivare a costare anche 3€ al litro: la benzina 1,625€!
A Berlino (come nella maggior parte delle città Europee) normalmente,quando si chiede l'acqua s’intende quella del rubinetto e se uno vuole qualcosa di diverso deve specificarlo e pagare piuttosto care le sue voglie: l’acqua in bottiglia, infatti, costa quanto un’altra bevanda, quanto una Coca Cola o una Sprite.

Negli ultimi 10 anni, viaggiando per lavoro da nord a sud nel Bel Paese, ho sempre chiesto acqua del rubinetto, scatenando reazioni, tra i baristi e i camerieri, che sono andate dall’incredulità alle risatine, dallo scherzo fino alle offese: “Va beh, le dò quella della bottiglia e non gliela faccio pagare!", a cui puntualmente rispondo: “No, mi dia quella del rubinetto: gliela pago se serve!”.
In Italia, l’acqua in bottiglia sembra essere la sola cosa possibile da bere, mentre quella del rubinetto è ormai considerata qualcosa che andava bene nel dopo guerra, roba degli anni ’60, di quando non potevamo ancora permetterci di comprare quelle belle confezioni d’acqua in bottiglia (di plastica!) di tutte le forme e formati, delle più svariate e colorate marche, naturali o gassate, “altissime e purissime” e che “possono avere effetti diuretici”!
Una pubblicità della Sanpellegrino degli anni ’60 recitava: “Diuretica e anticatarrale”.
Acqua che sarà anche “microbiologicamente pura”, ma pure morta, visto che da quando viene imbottigliata, confezionata, stoccata, trasportata, venduta e consumata, non passa meno di un mese.

A bere acqua in bottiglia ci si abitua lentamente, fino a che uno non si convince che sia normale, che sia così ovunque, almeno fino a quando non mette il naso fuori dal Paesello e, di colpo, si accorge che, invece, normale non è. Anzi.

Che gli italiani abbiano un rapporto particolare con “la Mamma” è cosa nota a tutti, ma quale strana magia abbia stregato il loro rapporto con l’Acqua -Madre delle Madri- è davvero un caso Freudiano.
A forza di parlar d’acqua, m’è venuta sete: vado a bermene un bel bicchiere. Del rubinetto, naturalmente.


giovedì 22 settembre 2011

A OVEST DELL' OVEST ERA EST !


Mentre per i venti anni della caduta del Muro di Berlino ci sono stati preparativi, pubblicità e festeggiamenti, per la ricorrenza del 50esimo anniversario della sua costruzione non c’è stata la stessa eco mediatica, ma una più silenziosa commemorazione per ricordare quegli anni terribili e le vittime che, nel tentativo di fuggire ad ovest del “muro della vergogna”, hanno trovato la morte.
Leggendo gli articoli riguardanti entrambe le ricorrenze, mi sono accorto di come si dia per scontata un’ informazione che scontata non è: Berlino è stata la città del confine ideologico fra l’Est e l’Ovest in Europa, non di quello geografico.
Se prendiamo una cartina della Germania del ’49 (nascita della DDR), si vede bene che Berlino è per intero nella Germania est e ben distante dal confine con la Germania ovest.
Le due Germanie confinavano almeno 150 km più ad ovest di Berlino, ma per una serie di motivi storici, politici e logistici, nel dividere in due macro mondi l’Europa (Conferenza di Jalta,1945), un piccolo microcosmo di ovest è finito col germogliare proprio in quella che, di lì a poco, sarebbe diventata la capitale della DDR.
Questo “vizio” di fondo ha progressivamente innescato quella serie di dinamiche che, nel 1961, hanno portato alla costruzione del muro di Berlino, per arginare la fuga di tutti quei cittadini che dall’est migravano ad ovest (ca. 2.500.000 persone fino al ’60).
Il muro, che è stato costruito intorno a quella piccola porzione della città controllata dalle forze alleate (U.S.A., Inghilterra, Francia), ha finito col dare vita ad “un isola di ovest” nel bel mezzo “del mare dell’est europeo” creando così un punto di forte attrito più che un luogo di confine fra il capitalismo e socialismo che, in piena guerra fredda, si sono contrastati e sfidati con ogni mezzo.
E’ strano vedere che, su una linea di confine lunga 7.000 km (La cortina di Ferro), che ha diviso l’Europa geograficamente, politicamente e ideologicamente, dalla Scandinavia alla Turchia, per più di 30 anni, solo all’ombra del muro si siano registrati così tanti tentativi di fuga (ca. 100.000 persone dal ’61 all’89) proprio mentre era uno dei luoghi più sorvegliati di tutto il continente (sbarramenti anticarro, cani da guardia, 300 torri con cecchini armati per controllare appena 43 km di muro).
Da quale lato pesino di più le responsabilità di uno dei periodi più bui del ‘900 non è facile dirlo.
E’ evidente, però, che nell’ ‘89 il Muro è crollato, e che le sue macerie sono finite tutte ad Est. 

domenica 1 maggio 2011

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Oh, ma avete sentito di quella ragazza che hanno trovato morta in circostanze misteriose?
L’ hanno trovata morta nel letto, in casa sua, dove viveva sola. Aveva qualche livido sul corpo e una ferita lieve sulla fronte.
I genitori, rispondendo alle domande del giudice istruttore che sta indagando, hanno detto che la loro “piccoletta ha interrotto presto gli studi e si è inserita nel gran “calderone”, guadagnava discretamente, niente ci faceva mancare: quest’anno anche i fanghi.”
Quando il magistrato ha chiesto che genere di lavoro facesse la ragazza, il padre, senza vergognarsene troppo, ha detto: “Pubbliche relazioni. Frequentava, riceveva e veniva ricevuta da personalità del commercio e dell’industria di Milano, grandi alberghi…” sembra che conoscesse assai bene l’inglese.

Fra le persone che la ragazza era solita frequentare, i genitori hanno fatto il nome di un imprenditore molto noto, S.L., uno speculatore edilizio, che pare abbia fatto molti regali alla ragazza. Anche una lettera di raccomandazione per un posto di commessa alla “Standard”.
I carabinieri sono andati a prendere l’imprenditore in una villa con piscina, ad una festa piena di belle donne e persone altolocate.
 
L’ interrogatorio si è svolto all’interno di una caserma, viste le condizioni del palazzo di giustizia che crolla a pezzi a causa di - testuali parole del magistrato - “costruttori truffaldini che fanno affari con la compiacenza di governanti disonesti”.
L’uomo d’affari, davanti al giudice, ha sostenuto che “la corruzione è l’unico modo per sveltire gli iter e incentivare le iniziative. È paradossalmente progresso essa stessa”.

Sotto la pressione delle indagini e sotto consiglio del suo avvocato, S.L. si è rivolto  ad un imprenditore in difficoltà, “ad una persona importante, ma inguaiata”,  alla quale ha promesso aiuto economico in cambio di un finto alibi.

Sembra, inoltre, che tra i frequentatori e collaboratori dei suoi festini, ci sia pure un Pubblic Relation Man titolare di un’agenzia di donne a pagamento, o escort, si insomma, puttane.

L’ingegnere ha ammesso che “in affari, a volte, si conclude di più in una camera da pranzo che in 10 riunioni di lavoro, in gaiezza e in buona compagnia.
In certi casi le belle ragazze assumono un loro peso, specialmente se sono un po’ leggere”.

Il magistrato ha dedotto e riassunto che “ è in uso che durante certi pranzi d’ affari, ragazze apparentemente della buona società, vengano presentate ai personaggi più in vista fino al punto di dare loro l’impressione di aver fatto un’ importante conquista. A questo modo, stimolandone la vanità o il senso di colpa, si rende il personaggio più malleabile nelle trattative.
Perché se è vero che si conclude di più in una camera da pranzo, è ancor vero che si conclude di più in una camera da letto.

Davanti ad un suo assegno a favore della ragazza morta e all’accusa di istigazione alla prostituzione, S.L. ha replicato che “non era un compenso, ma un regalo!” e che “ nessuno le istiga: fanno quello che fanno perché la società è quello che è. Molte ragazze si vendono perché  è una scorciatoia”.

No, non sto parafrasando i fatti degli ultimi mesi - che poi sono molto più gravi, preoccupanti e che non sembrano avviarsi a quella naturale e giusta risoluzione che in molti aspettavamo - .
Ho solo trascritto alcuni passaggi di un film: “In nome del Popolo Italiano” di Dino Risi, 1971.
Buona visione a chi non l’ha ancora visto.


mercoledì 27 aprile 2011

Wi-fi

Coninuo a stupirmi,è più forte di me. Apro il web e trovo notizie che mi colpiscono,non tanto per i dati che riportano,ma per quello che (non) c’è scritto “tra le righe”: “Dal confronto con il resto del mondo,l'Italia si piazza al quattordicesimo posto,con 2000 punti di accesso in meno della Turchia (10° posto) e 1.300 di Taiwan (11° posto). Così pure sono lontanissimi i vertici della graduatoria mondiale dominata dal Regno Unito con quasi 113 mila punti di acceso wi-fi a internet”. (Yahoo! News del 12 Aprile 2011).
Non mi stupisce,infatti, che l’Italia sia al 14° posto nella classifica mondiale per gli accessi ad Internet,ciò che mi stupisce,invece, è che, in quell’ articolo, non si fa riferimento al fatto che l’Italia è stato l’unico Paese in Europa che, negli ultimi 10 anni, ha introdotto limiti, freni e restrizioni ad internet, in nome della sicurezza e della lotta al terrorismo.
Il 31 Dicembre 2010, alle 10:00 del mattino, Lorenzo, un mio grande amico di Prato, non ha potuto resistere: mi ha mandato una mail con la notizia che la legge Pisanu non era stata prorogata, come era successo, di anno in anno, dal 2005 al 2010. Era l’ora!
Adesso, però, con tutto il ritardo accumulato c’è da darsi da fare, -rispondo io- non basta togliere le restrizioni per adeguarsi al passo del resto d’Europa che nel frattempo è andata avanti. Ora c’è da spingere,da incentivare,da sostenere,da invogliare i proprietari di Bar o altri locali, le pubbliche amministrazioni e altri enti a mettere punti di accesso ad Internet wi-fi senza costi per gli utenti,senza dover registrare documenti e senza spese esose per i “pionieri” di questa infrastruttura.
Non molto tempo fa, sono stato a vedere una mostra in un museo qui a Berlino e, proprio alle spalle del banco dove davano le audio guide, la freccia sul muro indicava:  WC, Internet.
Tra i servizi che un museo dà ai suoi visitatori, a Berlino, i bagni e internet sono messi sullo stesso piano, in tutti i sensi.
Speriamo che, oltre ad aver tolto i freni al progresso di questa tecnologia, il Belpaese si metta a fare una vera politica di adeguamento alla svelta,visto che Internet era il futuro 20 anni fa, ma oggi è un presente indispensabile.
Leggendo “L’era dell’accesso” di Jeremy Rifkin mi hanno colpito due passi: in uno c'è scritto che “Nella sola Manhattan ci sono più linee telefoniche che in tutta l’Africa sub-sahariana”;
nell' altro “Il divario fra chi ha e chi non ha è ampio, ma ancora più ampio sarà quello fra chi è connesso e chi non lo è”.

martedì 12 aprile 2011

Trasparenza

Tutte le volte che vengono a trovarmi amici o che qualcuno mi chiede cosa ci sia di interessante da vedere in una città come Berlino,  rispondo sempre: “Il Berlin free tour”, che altro non è che una delle tante visite guidate di Berlino.
 Questo tour gode di una rara particolarità: è gratuito (o quasi) se in Inglese o in Spagnolo.
Parte tutti i giorni dalla porta di Brandeburgo e prosegue, lungo la linea del Muro, per i principali luoghi di interesse della città: dal Reichstag (sede del Parlamento Tedesco) al Checkpoint Charlye (uno dei più famosi checkpoint durante il periodo del muro), dall’ Isola dei Musei ai vecchi giardini reali.
Il giro (in 3,5h) ripercorre “dalle ore più buie ai momenti più brillanti” la storia della città.
Per il gran finale, (subito prima di chiedere la mancia!) le guide, che nella maggior parte dei casi sono giovani studenti, si riservano il racconto di come si è arrivati alla caduta del Muro: se non ve lo ricordate, vale la pena andare a ricercare!
L’ultima volta che ho (ri)fatto il tour era la scorsa settimana, proprio mentre in Italia, il Parlamento dava un altro chiaro esempio al Paese (e non solo!) di che pasta è fatta la classe politica italiana.
La guida di questa volta, Peter, ha detto delle cose sul Reichstag (oggi Bundestag) che mi hanno colpito: 
la prima è che un misterioso incendio appiccato nell’ edificio, nel 1933, fu il pretesto che dette ai nazisti poteri speciali contro il terrorismo (che di fatto sospendevano gran parte dei diritti civili);
la seconda è che l’edificio, inaugurato nel 1894, frutto di un travagliato concorso architettonico, fu acclamato all’ epoca per la sua cupola di vetro e acciaio e per l’emblematica trasparenza.
Restaurata nel ’92, la cupola del Bundestag è oggi una delle mete turistiche più battute della città e si può visitare anche mentre il Parlamento è nel pieno delle sue funzioni: la trasparenza funziona in tutti e due i sensi e permette ai visitatori di vedere la classe politica al lavoro, e, allo stesso tempo, serve a ricordare ai politici, tutte le volte che alzano la testa, da chi sono stati eletti e nell’interesse di chi stanno lavorando, visto che sulla facciata dell’edificio c'è scritto: “DEM DEUTSCHEN VOLKE” che significa “AL POPOLO TEDESCO”.

martedì 5 aprile 2011

Una società di figli unici

Fino a due anni fa, Prenzlauer Berg, un quartiere della Berlino Est, deteneva il primato delle nascite in tutta la Germania.
Dopo la riunificazione delle due Berlino, i ceti meno ricchi, artisti e studenti, si sono spostati nei quartieri dell’Est della città, dove gli affitti costavano sensibilmente meno. Se a questo si aggiunge che il costo della vita (non solo degli affitti) in quei quartieri, alla fine degli anni ’90, era tra i più bassi della Germania è facile capire perchè, Prenzlauer Berg, sia stato un quartiere ambìto da molte giovani coppie che, in poco tempo, hanno fatto registrare il tasso di natalità più alto della nazione. Oggi, dopo una radicale ristrutturazione e ammodernamento, quel quartiere ha sensibilmente camabiato faccia (e fascia di prezzi) e questo ha dirottato in altri  quartieri, come NeuKoelln (dove vivo) o Wedding, lo stesso fenomeno.

Sono andato a cercare i dati relativi alle nascite in Italia in quel periodo: nel 1995, nel Belpaese, si è registrato il livello di fecondità tra i più bassi al mondo (ISTAT). 

Mi è venuto in mente il mio prof. d’ Italiano che in una lezione di ed. civica ci spiegava che “la più piccola forma di società è la famiglia, e che proprio in famiglia si imparano” -e si imparano!- “molte di quelle regole non scritte che poi regoleranno i nostri rapporti con gli altri e nella società in generale”.
La mia generazione (io ho 37 anni) è una generazione cresciuta con fratelli e sorelle, con cui ha imparato a condividere e a fregarsi di tutto, a parlare male dei propri genitori e a fare a gara per conquistarne più attenzione, a prendersi bene, bene per il culo, a fare a botte per una maglia o per un giocattolo, per poi fare pace e andare a far merenda insieme.

Negli ultimi 10 anni, in Italia, da quando amici e conoscenti hanno iniziato a fare figli, ho notato che le gravidanze sono contagiose e che contagiosa è anche la scelta di fare un solo figlio. 
Così, in pochissimo tempo, mi sono ritrovato circondato da una meravigliosa schiera di “nipotini” tutti figli unici!
Figli che non sembrano più essere la naturale conseguenza di un rapporto e un progetto di coppia, ma piuttosto, l’appagamento di un desiderio di maternità (su “La Stampa.it” ho letto che a Milano e a Torino, una mamma su cinque dichiara di non avere il compagno).

Certo, i tempi del boom economico sono lontani ricordi, la vita ha un altro costo e i prezzi delle case costringono le giovani coppie a comprare appartamenti di 60 Mq -quando va bene- e a pagarli in 30 anni.

E quanti figli puoi fare in 60 Mq a tasso variabile?
E che società sarà una società di figli unici?
Io figlioli non ne ho, ma nel caso in cui decidessi di…uno solo, no.